Idoli & Anatemi è il mondo della cenere, dei pellegrini e delle lune rosse: raccolta di poesie e frammenti appartenenti all’ultima stagione poetica di Alon Wolf (Poesie dal 2021 ad oggi).
C’è un fiore, in questo mondo Di cenere, che nasce ogni eone, Raro in bellezza, unico tra miliardi. Profetato dai dotti, desiderato da molti, Io quel fiore l’ho cercato in ogni dove. Dicono che nasca da un raggio di Luna Sanguigna, rifratto nelle nubi di pece Ai confini dello scibile. Quell’arcobaleno Profano germina nelle paludi del Dolore, Nel fango del Fallimento, sboccia in Un enorme e splendido Loto Nero, Più scuro della notte, meraviglioso. «L’ho trovato al fine, mia Musa, il Nero Loto che nasce dal dolore, e a te lo dono».
Cade una lacrima dalla guancia della dea, Sacerdotessa custode dei sogni: la Musa Dei poeti, ispirazione delle menti e fuoco Sacro dei cuori. Piange vedendo il povero Cavaliere che, in ginocchio nel fango, tra le mani A coppa leva in alto il nero fiore fatidico. «Un altro eroe che se ne va dalla landa Di cenere e ossa che non perdona», Pensa amaramente la bella fanciulla. Dicono infatti le profezie, che chiunque Odorasse l’inebriante aroma del Loto Nero Inevitabilmente ne morrebbe. E lassù A vegliare sulle spoglie del Cavaliere, In mano ancora il bellissimo fiore di morte, Sta lei, la beffarda Luna Sanguinolenta, Che tutto vede, tutto sa e tutto sdegna.
09/07/23
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Dea delle messi, Regina dell’estate, Dammi sole! Quella Luce, l’Oracolo che Cercavo, al fine sei Tu? Tu che dal verno Rinasci e porti nuove Stagioni nei cuori… Poni la tua mano Sul capo di questo Misero cavaliere Errante, donagli il Tepore della tua Benedizione.
05/07/23
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Vogliono tirarmi fuori dall’oscurità Ma non sanno, non capiscono, Che l’oscurità la porto dentro: Un pozzo nero senza fondo dove I sogni affondano e imputridiscono.
28/06/23
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Vorrei tanto splendere, anch’io O bruciare, tentando d’arrivare A toccare il sole che vola lassù. Vorrei splendere per una volta, Ma brucerò toccando il fuoco Sacro, tanto prezioso agli dèi.
07/06/23
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«Che ne è di quel Poeta Che tanto si curava di Questi miserabili sogni, Che li accoglieva, curava Nel suo tempio in rovina E li rimetteva in piedi?» Continua la Rossa Luna Tormentando il Pateta Pellegrino nella Landa Ventosa e bigia ove I sogni non durano ma Si disfano in cenere.
«Hai abbandonato Il tuo rudere, alfine, Hai preso a seguirli I tuoi sogni macilenti, Tremebondi, decrepiti. Come un mare li vedesti Attraversare le insidie Di questa terra: lussuria, Odia, violenza, paura, Ansia e tormento; tutti Li hai visti trascinarsi Avanti, nel vento sferzante Che mugghia e ulula Anche lui il suo lamento Foriero di disperazione; Li hai visti affievolirsi, Man mano da un mare Diventare un misero rivoletto, Una fila di sbandati Nella Landa cinerea» Incalzava lei, la Sanguigna,
«Eppure, stolto Pateta Ostinato nel tuo vagare, In questa dissennata cerca, Non ti chiedi dove finiranno? Non osi immaginare dove Porterà questo rigagnolo Di sparuti sogni sopravvissuti?» E rideva, rideva beffarda La maligna Luna di sangue, Mentre in silenzio il Poeta Della Landa tirava avanti E no, non sapeva dove Avrebbe condotto quel Insano viaggio, quale meta Attendesse i sogni, che man Mano si disfacevano in cenere.
28/05/23
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Non angustiarti, non temere Non sei sola su questa spiaggia Dimenticata dagli dèi olimpi. C’è un’onda là fuori, silente, Dormiente; non è come la marea Che s’alza e s’abbassa al ritmo Delle stagioni e della Luna. No, non sa nemmeno d’esserlo Un’onda, ma quando alla fine Si sveglierà, allora spazzerà via Tutto il lerciume della società, Ogni ingiustizia e torto li Travolgerà, come fuscelli nella piena.
28/05/23
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Alla fine, sono proprio Una scatola e un’agenda… Aperto a tutti nel bisogno, Mi chiudo se mi offendi: Come una scatola. Registro e segno tutto, Eppure dimentico tra mille pagine: Come un’agenda.
26/05/23
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Oh sì, ne sono certo: La Libertà è di tutti, Ma la dittatura è di uno… È inneggiando ai valori Dell’una che si distoglie L’attenzione delle masse Dal pericolo dell’altra.
25/04/23
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Quando il corpo è saldo qui, Ma il cuore batte al ritmo suo E la mente vola in altri lidi, Solo l’Amore può rimettere A suo posto un simile caos. Ma l’Amore mio è sperso Chissà dove, chissà quando.
23/04/23
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Vola, pensiero, vola da Lei. Dille che quaggiù i sogni Muoiono senza quel fuoco. Quel fuoco di cui Lei è custode. Quel fuoco che lei anima E lei sola rinfocola nelle menti.
17/04/23
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Persino quelle nuvole Di tempesta, in fronte all’alba, Hanno contorni più luminosi… I miei pensieri invece, Si tingono di pece e fiele, Quaggiù nella bigia cenere.
17/04/23
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Nel suo tempio abbandonato, Inginocchiata accanto al fuoco Che sacro brucia rischiarando Le menti degli umani, misera Fiammella ormai del falò d’un dì, La Musa osserva i bassorilievi Cangianti alle pareti e rimembra Quei tristi eventi di un’era andata.
«Vi fu un tempo» comincia la bella, Assecondata dalle sculture, «Un gigante tra gli uomini, Prometeo lo chiamavano perché Lontano posava il suo sguardo, Su mondi e lidi preclusi agli altri. Egli sognava e dal sogno creava, Folle e torme di fantocci senz’anima, Pensieri e idee che muovevano due Passi e poi finivano in cenere. “No, così non può…” si struggeva “Tutti i sogni muoiono, i pensieri Si sfracellano al suolo, non Spalancano le ali al vento, in cenere Finiscono le aspirazioni…”. Poi,
Una sera, che dalla rupe osservava Tramonto arrossire d’amore per L’arrivo di Notte sua sposa, Il suo occhio che tutto vede, Lo scorse, ardere forte e gagliardo, Quel fuoco che gli dèi conservano Gelosamente, lo stesso che qui Custodisco, ora esausto. Così, Vide il padre degli dèi maneggiare Il fuoco della Vita, della Sapienza E dell’Arte: il fuoco dell’Amore. Perché Amore, è la forza che tutto Muove. Prometeo lungimirante, Capì che quel fuoco mancava ai Suoi Sogni per prendere vita.
Ardì salire alle auree case, fin Sulla montagna degli dèi si Spinse, nel tempio in cui sola Abito, s’introdusse furtivo, Guardingo, nascosto dall’amica Notte che tanto l’ispirava. Ammirai il suo coraggio, capii Il nobile intento, avrei potuto Arderlo vivo, eppure, gliene Feci dono: gli diedi metà del Sacro fuoco. Perché giungesse All’umanità, mi dissi, perché Gli dèi, avidi, lo nascondevano Per sé. “Vai Prometeo, gigante Tra gli uomini, Baal portatore Del fuoco sacro Così era scritto nelle sculture Profetiche del tempio, così Si compirà il tuo destino”.
Col favore delle tenebre egli Se ne tornò alla sua terra e Nulla ora più lo fermava: Creava Sogni e quelli subito Prendevano vita, aveva Idee E quelle, su grandi ali volavano Nell’aria; folle di creazioni, Eserciti di Aspirazioni. Ma ciò Non piacque agli dèi sovrani, Gli unici a cui sia concesso Di sognare, creare e amare. Il povero Prometeo finì Giudicato, avvinto da catene Adamantine, alle rupi del Caucaso, ai confini della terra. Aquile gli rodono le viscere, Notte e giorno si tormenta, Sotto il sole cocente così come Al gelo della Notte che gli fu amica.
Prometeo fu punito per aver Avuto il coraggio di sognare. Anche tu mio Pellegrino, Sogna, brama, ama: quello Fu il dono del gigante agli Uomini. Questo fuoco s’è ormai Spento, ma l’altro, quello arde Arde ancora, in mille piccole Fiammelle, in voi esseri umani. Sta a voi tenerlo vivo.»
04/04/23
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Resta lassù, nell’empireo, Nel tuo aureo Olimpo, Bella dea della Sapienza… Lascia me in adamantine catene, Tra impervie e dimenticate rupi: Dannato quel fuoco che mai Ardirò più di rivedere!
03/04/23
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Ancora, quel veliero Tra le nuvole veleggia Verso la sua isola Del tesoro evanescente… Mentre io, ancora qui, Incatenato alle rupi Del Caucaso, osservo Inerme le multiformi Nuvole, andare per le Loro avventure celesti.
02/04/23
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Sta seduto alla livida spiaggia Di Desolazione, il vecchio Poeta viandante, che in silenzio Guarda le onde del mare dei Sogni, frangersi sui neri scogli Della Realtà inclementi.
19/02/23
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Da qualche parte Là fuori, un raggio Di luce fende le tenebre; Da qualche altra, Pesanti nubi nere Avviluppano il mondo: Anche la luce dei cuori È una quantità costante.
30/01/23
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In ognuno di noi, Rifulge una scintilla D’oro, intensa, come In quelle deità empiree Che ci osservano Dalle praterie celesti. Ma per chi vive quaggiù Nell’ombra, ammantato Di notte sempiterna, E vaga nella steppa di Ossa ritorte e infrante, No, nessuna luce. Solo una Sanguigna Luna.
27/01/23
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L’ho detto una volta, Qui ora lo ribadisco e Non me ne stancherò: Io non sono un poeta, Sono invece un Pateta, Perché canto la Pateticità Di questa folle società; Canto il Pathos della Vita e del mio animo, Canto anche di quanto Io stesso son Patetico: Sono un Pateta.
22/01/23
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Nasce un nuovo anno, Su brindate, salutatelo, Salutate il nuovo sole, Che sorge e s’invigorisce, Su città distrutte, animi Annientati, diritti calpestati, Uomini e donne trucidati Per fede deviata, paesi Strappati per egoismi Anacronistici. Avanti, Brindate! O avete paura, Paura di strozzarvi Col sangue che non Avete impedito di Sversare?
05/01/23
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«Cos’è povero pavido Pateta, Hai terminato i tuoi canti? Non trovi più le parole per Salutare un nuovo anno Di sconfitte, dolori e supplizi?»
Lassù infierisce la malevola Rossa Orbita della malora, Ma quaggiù ulula più forte Il vento nella landa cinerea, Ché quasi non la sento… quasi.
No, nel mio cuore di pietra, Stolido, forgiato dal dolore, Il canto non si spegnerà mai, Raccolgo le faville, mia Musa, Le custodirò qui, a farne falò.
E quando s’incendierà gagliardo, Vincerò le tenebre ch’assiepano Il mio mondo, allora tacerà quella: La Luna portatrice di sventure, E forse, troverò la strada per uscire Da qui.
05/01/23
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Come il sole, che lento Va scemando la sua luce Nel percorso declinante, E poi, sempre lento, Torna all’antico splendore, Così anche il tuo animo Vada accendendo lumini, Giorno dopo giorno, che Diventeranno un falò… E come la luna, che lenta Cambia volto, paziente, Prima copre e poi si svela, Nella sua pienezza lucente, A volte s’arrossa, a volte S’oppone al potente sposo E oscura persino la terra, Così anche tu, accetta i Cambiamenti pian piano, Arrossisci alla bellezza Della natura.
11/12/22
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Oh, antico poeta, Vate della Roma Imperiale di Nerone, Di Vespasiano e Domiziano; Roma Di tiranni e despoti. Tu sversavi fiele Su ricchi e potenti, Sulla sciocchezza Del volgo che nulla Cura se non panem E stupidi circenses, Dove sei ora? Cosa Mai diresti tu, di Questa società Che va alla malora? Raccolgo il tuo Testimone, fratello Mio di un’epoca Diversa e distante. Terrò alta la fiamma Della ragione contro La mente perversa Della società che Mai cambia eppure, Sempre evolve verso Forme peggiori di Perversioni e malizie.
18/11/22
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Tra terra e mare, Come una spada Dritta e implacabile, Corre il treno, Tra luce a oriente E oscura tempesta Là, all’occaso dove Il giorno muore. Così io, tra bene E male mi provo a Rigar dritto sul filo Sottile della vita.
18/11/22
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Io ce l’ho messo, Ce lo sto scrivendo Il passato in un libro… Queste nere agende, Registri, annali occulti Del mio animo contorto. Gli ho dato fuoco, le Ho guardate bruciare, Levare all’alto le loro Crepitanti agonie, Faville di tristi pensieri E traviate follie. Ma nulla cambia e quel Fuoco nero è divenuto Un falò che raduna Spettri e scheletri, Mostri e lamie Che in danze macabre Ballano sulle ceneri Della mia esistenza. Riti blasfemi a deità Impronunciabili. E intanto, nulla resta E lassù, la Luna Rossa, Ghigna, la perfida.
11/11/22
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Vorrei essere almeno Speciale in una cosa, Una cosa sola, una volta… Forse, è la combinazione Del tutto a renderti Speciale? Dice il saggio. Ma se il tutto è formato Di tante cose che nulla Valgono, come possono Tanti zero valere mille?
06/11/22
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Alla fine arriva Il vecchio e stanco Autunno, dal manto Di brina vestito, Fiato gelido, Scarponi di muschio E capelli di foglie Gialle e rosse e marroni… Arriva Autunno Che la felicità porta via.
05/11/22
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Oh si, è una meraviglia, Si sta benissimo, davvero… Romanzi e film ci avevano Abituato ad apocalissi Atroci da girone infernale. Invece, l’acqua è tiepida, L’aria è calda, il sole mite… Non è poi una tragedia Questa fine dell’umanità Se posso godermi il mare Anche a dicembre… la vera Tragedia, semmai, è che non Potrò sciare ma, pazienza, Almeno ho la spiaggia.
01/11/22
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Baciami, baciami tu mare Placido che ti tingi di rosa, Baciami tu sole ch’arrossisci Timido, all’alba, dietro quel Velo brumoso d’oriente. Baciatemi almeno voi, vi prego, Perché le donne non ne Vogliono proprio sapere di un Fallimento ambulante, di questo Misero Pateta.
20/10/22
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Mi accusarono un dì Di essere tenebroso… Ma io non fingo tenebra, Io nasco dalle latebre, Mi avvolgo in esse, me le Stringo forte nell’abbraccio Loro gelido e lacerante, Me ne nutro persino, In immondi rituali votati Alle entità che in esse si Celano e bramano insonni.
17/10/22
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Guardate, guardate il Pateta, Che vaga cantando striminziti Pensieri che mai nessuno udrà. Sopra: solo tra la folla incurante, Una società insensibile a tutto. Sotto: ramingo in una valle di Cenere e ossa di sogni disfatti. Sopra: c’è un mare che di rosa Si tinge innamorato dell’alba. Sotto: sabbia di cenere untuosa, Bigia e terrea oscurità perenne. Sopra: splende il sole che porta Giorno, guida e speme all’uomo. Sotto: la Luna Vermiglia dall’alto Scruta, ghigna e si beffa di tutto.
17/10/22
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Quell’unico squarcio Dorato tra le nuvole A est, come un occhio Speranzoso ch’ammicca Dicendomi: «Ancora non Piove ma presto arriverà Anche lì la tempesta».
11/10/22
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Andrò a cercarla, Oltre questo deserto Di ombre funeste, Di là da quella nebbia Insondabile, là cercherò La luce che Lei sola emana, La Musa, dea tra le dee, Custode dei sogni.
10/10/22
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Io non piango, Non ci riesco, Per l’umanità, no, Io piango A CAUSA Dell’umanità: Quando guardo Genti straziate Per il loro solo Esistere, quando Vedo donne Trucidate in nome Della religione; Quando vedo La follia delle guerre… Allora piango Fiumi di lacrime. Ma non per L’umanità, no, Per tutto ciò che Essa causa.
08/10/22
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Di me un giorno Verrà scritto: “guardate Quel povero buffone Che guarda le nuvole E sogna un mondo Migliore; guardate Il Pateta dei poveri E degli oppressi Che s’illude in sogni Di rivolta e di riscossa”. Di me si dirà ben Poco, perché Verba volant Scripta manent ma Inedita in oblivione Moriuntur*.
26/09/22
*Le cose inedite muoiono nell’oblio
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Si, il Cuore Nero Di tutti gli acciai È il più duro, certo, Per chi è là fuori… Nessuno però tenta Di guardare dentro Quella tenebra Insondabile, eterna; Non sanno quindi del Terribile gorgo che Tutto divora e cancella. Io invece ci vivo dentro, Al fondo, nel vuoto Cosmico ove l’anima Mia si tempra.
18/09/22
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Senza parole se ne stava, Solo, il vecchio Pellegrino, Nel silenzio della grigia landa Rotto dall’ululato del vento E dal cupo lamento del vortice: Ai piedi della rupe su cui sedeva, S’apriva quel nero gorgo d’abisso. «Terrore» sentenziò la Luna «Culla di ogni paura, risucchia Tutto ciò che vi si avvicina e nulla Più ne esce; o s’anche fosse, Ne verrebbe traviato da Follia, Sua trista sorella che giace là Nei suoi reconditi. Il Terrore È un vuoto che mai si colma, Pian piano, consumerà tutto Questo mondo. Non attendere Il tuo amico Cavaliere: voleranno Eoni prima che ne esca impazzito, Oppure ridotto in cenere» e tacque. Sempre in silenzio, il buon Pateta Si mise in cammino. Non era Concesso avere amici in quel Mondo di cenere e a lui era Toccata la peggior compagna: La beffarda e malevola luna Rossa Che tutto vede e ancor più nasconde.
31/08/22
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C’è una valle, nascosta Tra le montagne della Realizzazione: è una verde Prateria dove sempre Splende la luce dorata Della Sapienza. Molti La chiamano Arcadia, Per altri era il Parnaso, O Campi Elisi, Valalla, Eden; per altri erano Praterie celesti dove Dimoravano altere deità;
Per altri un mare di infiniti Fiori di loto; molti i nomi, Tante le forme per le tante Civiltà. Là, in mezzo alla Radura, tra ruscelletti Mormoranti, sta un tempio, Piccolo ma decorato e Tutto d’avorio. Dentro al Santuario, prega e canta Inginocchio la splendida Dea, la Musa, l’Ispiratrice Di poeti, sacerdotessa di sogni.
Davanti a lei arde nel tripode D’ottone la fiamma della Poesia, Il fuoco della Conoscenza. Un tempo era un’immensa colonna Quella fiamma, un falò gagliardo E vigoroso che sfidava il cielo… Ci fu chi arrivò a rubarlo, Vi furono ere che tentarono Di spegnerlo e ora non ne resta Che una miserabile fiammella. Ma non si da pace la Musa, Dedita al suo lavoro, ella canta E chiama a sé i sogni e le spemi, Quelli volano, finiscono nel Fuoco e lo alimentano viepiù;
Le faville che ne scaturiscono Finiscono nelle menti degli Umani che ne sono così illuminati. Questo il suo compito da che Esiste l’umanità. «Ce n’è uno Però, un Pateta vuole chiamarsi, Che non riesco più a raggiungere», Piange tra sé e guarda triste I bassorilievi del tempio. Lì, invisibili spiriti tessitori del Destino, scolpiscono le trame Dei sogni e delle vite di ogni Persona, e lei sola riesce, In quell’intrico di forme Sempre cangianti, a leggere Le storie di uomini e donne.
In mezzo a quelle miriadi di Anime, uno, il Pellegrino Nella landa di cenere cui Non riusciva più a far Giungere le sue scintille, Il fuoco del suo canto. Il bassorilievo mostrava, Con suo sommo terrore, Il vecchio bardo, sul ciglio Di un abisso, un vortice Al centro che divora ogni Cosa, un Cavaliere che Arditamente vi si getta Dentro. «Sciocco, folle! Col mio fuoco mai sarebbe Giunto a tanto… oppure, Che sia per raggiungere La mia voce che tanti Tentano vie così disperate?» Il pensiero le andò a Prometeo. Sopra il vecchio Pateta scolpito, Stava sempre Lei, sua controparte: L’odiata Luna Sanguinolenta.
29/08/22
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Aggrappatevi, aggrappatevi forte Al vostro scoglio, voi assetati di Successo; aggrappatevi come Ulisse, disperatamente, per non Venire risucchiato dalla vorace Cariddi. Ma fate di tenervi forte, Ché il gorgo senza fondo chiamato Destino è lì che aspetta tutti senza Distinzione alcuna.
29/08/22
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Camminai ancora e ancora, Contro la fame e la stanchezza; Ossa rotte, la pelle strappata Via dalle carni, dalle sferzate Di cenere spazzata dal vento. Non lontana era ancora L’immagine di Tormento nella Mia mente, quando udii Un ruggire incessante e cupo. “È il vento” pensai “qui sempre La tormenta infuria lamentosa” «Non ingannarti» fece la Luna «Questo che senti non è solo Il vento che ti perseguita». Ella si tacque, io avrei voluto Ribattere che anche lei tanto Mi tormentava, ma proseguii. Intanto i ringhi e ruggiti si Facevano sempre più distinti, Più minacciosi e assordanti. Giunto in cima alla collina, La vidi, là al fondo della conca Tra le bigie dune di cenere. «Questa è Ansia» la Luna prese A descrivere l’essere orrendo E immane simile a un cane, Tutto scarnificato e grondante Sangue dalle sue stesse carni Spolpate; se ne stava là, Inchiodato, quasi rattrappito Al fondo dell’imbuto di cenere, Ma non per questo era men Minaccioso e, anzi, strillava E sbraitava con le fauci Gigantesche, grottescamente Grandi più del suo corpo. «Ansia è così: più è imprigionata E più vuole scappare, e più s’adira, Viepiù ringhia e ulula di rabbia». E mentre così diceva, vedevo Frotte di quei sogni vaganti Che finivano sbranati e divorati. Ridotti in polvere, volavano Al vento a rimpinguare il deserto Di cenere. «Ansia fa sempre vuoto Attorno a sé, come vuoto è pure Sempre il suo stomaco: non trova Mai pace e addenta ogni cosa; Tutto ciò che arraffa si disfa in Polvere e accresce rabbia e fame». Tacemmo entrambi e io proseguii, Nella testa ancora quei folli ringhi, Quelle zanne immense e i vacui Sogni che vi finivano in cenere. [28/08/22]
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Solo una sottile linea Divide mare e cielo, Eppure, quant’è immensa La distanza che li separa? Quanto profondo l’abisso Degli oceani insondabili, Quanto sterminato lo spazio, Etereo della volta celeste?
28/08/22
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Quanto tempo, quanti eoni Son passati ormai da quando Lasciai quella decrepita chiesa. Il misero tempio dove radunavo Sogni scarni, raminghi, questuanti… Là io, li accoglievo, rifocillavo, pregavo Per loro perché udissero il canto Salvifico della dea, la mia Musa, L’unica col fuoco di vita della Poesia, Che potesse tenerli in vita e involarli… Invece, quella voce non giungeva mai; Nessuna favilla nel tempio in rovina; I sogni pellegrini morivano a uno a uno, E più ne giungevano, più croci erigevo, Bianche stele a imperitura memoria… Lasciai quella terra alfine, se di terra Si può parlare in questa vuota landa Di cenere e ossa. Qualcosa mi spingeva In quest’insensata mia cerca: che fosse La voce della mia Musa? Di là del tempo, Oltre i confini dello spazio, oltre la Nera nube che cinge questa cinerea Prigione, che mi chiama a sé. Lo vorrei, Oh quanto lo vorrei, ma qui i desideri E i sogni non durano, e di ere ne sono Trascorse innumerevoli, unica compagna: Quella Luna Sanguigna lassù che ghigna Beffarda e malevola di me E dei miei sogni effimeri.
26/08/22
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Continuai a camminare Seguendo la folla di sogni, Miracolosamente scampati All’asprezza della bigia landa. La fila si perdeva all’orizzonte. Quando giunsi tra i monti, Dall’alto, lo vidi: un immenso Bruto gigante ch’arraffava Quelle anime sperdute, Le gettava sul ripiano di liscia Pietra e prendeva a spingere Una colossale mola, e macinava… «Questo è Tormento che mai S’arresta nel suo lavoro», disse La Rossa Luna a me terrorizzato, «Egli macina i sogni, quelli forti, C’hanno l’ardire di sfidare La Landa dove tutto muore, Il grigio deserto dove regna Disperazione, regina incontrastata».
E intanto il titano orribile, macinando Spargeva fuliggine, poi prendeva A macinare il mucchio di cenere Ch’aveva prodotto e la lanciava In aria; con un mantice puliva il ripiano Di duro e nero basalto, e via: Abbrancava altri dannati sogni; E così anche lui alimentava il deserto, Servo della trista landa di cenere. «Tutto serve la Landa» disse la Luna «E tutto torna alla sua cenere» E, beffarda, lei la Sanguigna, ghignava.
26/08/22
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Qui, al suono di acque Fresche e mormoranti Ti cercherò, bella ninfa, Spirito del fiume, tra Canneti frementi al vento E carici ombrose, tra giunchi e Ciperi e poligoni; là, dove L’ontano non trova casa, Anch’io andrò vagando, Sperduto tra forre oscure Su greti ciottolosi, in cerca Della tua dimora, o ninfa.
25/08/22
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No, mia sacerdotessa dei sogni, Mi hai ingannato, non fingere: Musa ti facevi chiamare, invece In un Nido di Serpi ti sei smascherata. Perché, sebbene alla luce del sole, Nell’ombra sempiterna vago, Il corpo intrappolato in una società, Surreale, insensibile che non capisco, La mente raminga nella bigia landa Di cenere e ossa di sogni in frantumi. Guarda queste lapidi: qui giace Amicizia, lì Amore, là Successo, Più in là Autostima e tante altre virtù, Assieme a tanti altri sogni, nati e Poi subito morti, irrimediabilmente Frantumati sotto la mola del Destino.
22/08/22
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Oh no, non datemi del reazionario, Non c’è persona più oziosa di me… Sono, semmai, un “osservazionario”: Osservo voi e la società tutta che segue, Commento quel che vedo e disprezzo, Obietto e depreco il dissennato operare e Il vacuo pensiero comune e banale; Sono un semplice eremita e dalla rupe Aspetto il giorno in cui ogni singolo Cittadino si sarà stufato dei vostri Teatrini, brogli e baruffe, stanco di Dover morire di fame ai vostri piedi E per i vostri porci comodi, ingordi, Voi che fate il bello e cattivo tempo… E intanto qui si tira avanti, a carestie, Siccità e guerre, a violenze, risse e a furti. Voi sedete su poltrone erette su una polveriera Pronta a farvi saltare in aria, non lo vedete?
22/08/22
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Come si sta a volare lassù Tra le brezze di sogni dorati, In sfere celesti dove il sole Pare più vivo e luminoso? Quaggiù, nella melma invece, Sotto la caligine opprimente Di sogni in decomposizione, Il mio sole pallido è morente.
30/07/22
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I miei pensieri non si pagano, Sono gratuiti e liberi. No, essi Si pagano: perché la divinità Immonda che li crea piangendo Lacrime di sangue, non si desta Al suono del denaro ma vedendo I lamenti dei suoi blasfemi adepti.
30/07/22
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O povero, ingenuo Pateta, Hai letto molto e sognato tanto Che ti sei perso nelle fantasie; Ora invidi la felicità e condanni Il crudele destino… rassegnati Alfine e segui la Rossa Signora Del cielo, unica tua compagna, La sola che abbia pietà di te.
25/07/22
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C’è una porta in ciascuno di noi, custode di neri abissi e immonde oscurità… e se aprissimo quel portale, riversando il fiele nel mondo? Oppure, se noi stessi attraversassimo il varco finendo in indicibili realtà
24/07/22
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Canta, canta che ti passa, Canta Pateta il tuo dolore Cantate voi tutte genti, Se cantate passerà tutto… Là fuori infuria l’inferno, L’apocalisse sradica il cielo Fin dalle sue fondamenta, Ma cantando tutto passerà.
24/07/22
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Forse in ognuno di noi Giace indisturbata una Porta, laggiù nell’ombra, Che mai andrebbe aperta. La mia conduce a una Terra desolata di cenere E ossa insepolte, erose Dal tempo e dal dolore. Quelle degli altri, forse, Sono portali viepiù turpi E spaventosi, d’indicibile Orrore e cruda ignominia. E io, ramingo, vago levando Al cielo i miei canti, carmi Sacrileghi per placare Gli spettri che affollano Questa landa. Un triste Cammino per un Pateta Marchiato dal fato inclemente.
24/07/22
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Così sopra, così sotto… Sopra arde gagliardo Il falò della Poesia e leva Alte le faville dell’animo; Sotto crepita la fiamma Nera dell’odio eterno E corrode tutto in cenere.
17/07/22
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Preferisco immensamente, Essere nato nel mio fango E nel fango poi morire, Consumato dai vermi Brulicanti dei miei pensieri Cancrenosi e sogni putrefatti, Che venir riverito tra troni d’oro, Aromi d’incenso e fronde d’alloro, Di una società spoglia di valori, Arida di emozioni e insensibile Alla bellezza delle piccole cose.
13/07/22
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Vorrei brindare, Se m’è concesso, Alla perdita di valori Che imperversa In questa generazione Dell’umanità perduta: Musiche che più non S’accordano al testo; Intellettuali c’hanno Ormai perso la ragione; Politicanti e politichieri Votati solo ai propri affari. Brindiamo! Salute a questa Società che ci siamo Scelti di nostra sponte!
12/07/22
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Quando tutto appare perduto e Buia più che mai l’ora dell’uomo, Sempre la stella dell’Arte brilla Potente, s’erge a faro per le menti… Perché è sempre facile venderne I frutti, prostituirla per quelli Che la considerano una mera tenda. Tranquilli, io non svendo i pensieri, Li tengo tutti qui, sepolti, ammassati; In decomposizione essi coaguleranno In qualcosa di indefinibile, indicibile. Sopra, io vi pongo pesanti stele A imperitura memoria e monito: Venite pure a disseppellire il mio Macabro tesoro, questa è una sfida E la maledizione che sopra vi grava Si trasmetterà di mente in mente.
12/07/22
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C’è chi di tende vede avvolto il mondo: Arte, tramonti e albe, la bellezza raffinata Della terra e dei popoli, sono solo tende… Denaro, cibo, comfort, amici e baldoria Quelli no, non sono tende ma priorità. Io purtroppo di tende mi cingo tutt’intorno, Ne faccio un accampamento, una città Persino, di tende pesanti e raffinate.
12/07/22
Commento – Non sono solito accompagnare questi pensieri con una spiegazione, ma questo credo ne abbia bisogno. Un mio caro amico definisce “tende” tutte quelle cose che ritiene irrilevanti perché, come una tenda di casa, la loro presenza o assenza non cambia davvero la vita; e che siano bellissime o bruttissime, continuano comunque ad assolvere la propria funzione. È una metafora che trovo brillante e, per certi versi, persino una filosofia di vita. Il problema è che nella categoria delle tende finisce per far rientrare quasi tutto ciò che non sia cibo, musica metal, denaro e poche altre cose. Io, al contrario, ho sempre avuto la tendenza a circondarmi proprio di cose inutili.
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Forgiato nel dolore, Temprato dai fallimenti, Infuso d’inossidabile solitudine, Colpo dopo colpo modella, Rafforza, affila l’acciaio Imbrunito del tuo cuore.
21/06/22
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Perché c’è luce In questo mondo? Se il cielo di nera Tempesta offusca Gli astri benevoli? Da dove viene allora Questo lucore spettrale Come il deserto o le nevi Nelle notti di luna piena?
21/06/22
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Voi cosa volete mai saperne, Del non essere scelti tra molti, Del non soddisfare mai le aspettative, Del non mantenere le promesse? Voi statevene lassù, divertitevi A eleggervi giudici, giurie e boia. Noi, fallimenti, qui nel fango Non cerchiamo commiserazione.
20/06/22
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Voglio tuffarmi In un cielo blu Liquido e placido, Lavare via pensieri Salati alla dolce Carezza delle onde. Voglio perdermi In questa vasta Distesa blu-verde, Annegare il passato E involare l’anima Tra i gabbiani, nel blu.
20/06/22
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Anche Atlante può cadere Sotto il peso della sua condanna, Così Prometeo restò bruciato Dal fuoco che ardì rubare, Così Icaro troppo in alto Desiderò puntare il dito…
12/06/22
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Non basterebbero Miliardi di parole D’amore a salvare Questo titano caduto, Che tanto lottò Per il fuoco proibito. Non basterebbe, no, L’età dell’universo Perché gli dèi possano Concedergli la pace E la felicità agognate.
10/06/22
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Dopo tanta tempesta E pioggia rancorosa Resta solo calma e Un mare bigio, sporco Come l’anima mia… E un cielo fosco, foriero Delle sventure a venire. Eppure laggiù, a oriente, Una striscia di platino, L’occhiolino lucente Del sole che mi sorride.
31/05/22
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«Come nasce un grande eroe? È inviato dalle divinità celesti? O annunciato da segni mirabili Che accendono le speranze? Forse è il solo che può brandire Un’arma consacrata e invincibile?» Pensa il prode cavaliere sul ciglio Dell’abisso insondabile, la fauce Genitrice di immonde mostruosità. «Come si diventa eroi, alla fine? Affrontando mille sfide, viaggi Ai confini del mondo, abbattendo Mostri su mostri, avversari a iosa? Non è mai abbastanza e ora sono Stanco, davvero stremato, Metterò Fine a tutto gettandomi nel gorgo…»
Il vecchio pellegrino, lì appresso, In silenzio, legge i tristi pensieri Del guerriero, non cerca di fermarlo, Sa già l’esito della disperata ricerca: Il destino del cavaliere è dare tutto Di sé, senza mai nulla ricavarne Se non fallimento e altra sofferenza; Il suo proprio, invece, quello di assistere Al fallimento altrui, di tutti, sé stesso Compreso, senza poter cambiare il Fato. Compito del Pateta, è vagare senza meta, Osservare e narrare al vento i fatti. Nulla più. Non disse nulla il vecchio, Né il giovane guerriero attese oltre, Si gettò a capofitto nella nera voragine, Là sotto di loro. Poi più nulla. Il vecchio Pellegrino riprese la sua via. La sua Lunga peregrinazione non vedrà mai fine.
Il suo compito di osservare, registrare e Tramandare, a chi poi non si sa, In quel tristo mondo grigio di cenere E ossa… questa la missione affidatagli Da Lei, la Rossa Luna, sua silenziosa E beffarda compagna di ventura. Del guerriero non seppe più nulla, Al suo posto la bocca abissale e nera Dell’inferno risputò un’ombra informe, Che senz’anima vaga per la Landa Ancora in cerca della sua luce, Che ora men che mai troverà, dissennata, In un mondo c’ha da offrire solo tenebre; Sempre assetata di sangue tra orde di mostri Suoi miseri sudditi e prede al contempo. In quella landa cinerea, non c’è posto Per gli eroi: solo per famelici orrori e fallimenti. E la Luna Vermiglia, ghigna malevola.
30/05/22
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Ora ti ho vista infine, O mia Musa… esisti! Capelli di fuoco liquido, Occhi di cerva indomita, E tanto ardore in petto… Eccola, ora sento di nuovo La Poesia levarsi nell’aria, Il canto che per me emani Nel deserto di cenere, Più forte del vento, Più lieve della rugiada. Non saprò mai tradurlo In parole, lo so, sono Pateta, Ma questi versi spezzati, Incompleti e abortiti, Formano un’immagine, Un affresco che si riempie Della tua luce, o Musa. E quel dipinto è mille Milioni di volte meglio Della landa bigia in cui vago. Potessi morire con la tua Visione nel cuore sarei Un Profeta felice, e non più Solo Maledetto.
30/05/22
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Piovi dannato mondo! Piovi tutto il tuo rancore E brucia ogni mio sogno… Non sapevo anche qui, Nella landa, potesse piovere: Grumi rappresi di cenere, Simili a bitume in fiamme Che cadono a miriadi dalla Volta nero pece; si raccolgono A terra in pozze catramose E levano all’aere crepitante Il lamentoso loro incendio. Meglio così, bruciate, rodete Ogni frammento del mio Essere, fiamme maledette! Tra le nere rovine, osservo L’apocalittica visione del Deserto di cenere in fiamme; Roghi in terra e meteore Sfolgoranti in cielo, e maledico La Luna Vermiglia che ghigna. Prenditi gioco di questo misero Profeta, ma bada: un giorno, Un giorno uscirò da qui!
29/05/22
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Quanto silenzio, qui Tra le rovine annerite, Scheletriche e macilente Della mia Esistenza. Un tempo i sogni solevano Correre e danzare felici Per i parchi e le aule Di un fastoso palazzo; Tra musica soave, grida Di gioia e infinita luce. Ora nulla più ne resta. Lentamente il tempo ha girato La sua infaticabile ruota E ha frantumato ogni Pezzo coerente del mio Essere. Solo polvere Rimane, bigia cenere E ruderi deformi, dimenticati.
28/05/22
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L’ho visto di nuovo, sai? O forse era un sogno stregato… Ho visto il fuoco dei suoi capelli, Magico e ipnotico, l’ho visto Come un incendio nei boschi Del mio cuore, di rocce ombroso. L’ho visto danzare, sfavillante, Come il falò nelle notti di sabba Delle streghe di Salem, lussurioso. Poi però, è svanito, s’è spento: Anche i demoni, lemuri e lamie Temono l’oscurità del mio abisso.
27/05/22
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Voglio uscire da qui! Voglio liberarmi, deità! Da questa prigione, Spezzare le catene Della mia coscienza D’oricalco, indissolubile… Voglio arrivare lassù E rapire quel fuoco Che voi elargite ai più Ma che io non mi vedrò Mai ardere nel petto. E questo freddo titano Resta qui, ai confini Della terra, ai margini Dell’umanità spensierata.
27/05/22
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Non c’è più poesia In questa landa deserta Abbandonata dagli dèi. Non più la Musa leva Alto il canto per l’aere Che risanava i sogni. Ora muoiono tutti, Tutti i sogni, ambizioni, Speranze, germinano E poi marciscono, Diventano polvere Grigia del deserto, Spazzata via dal vento. Io li guardo disfarsi E mi chiedo: quanto, Prima che anche I pensieri mi vengano Tolti; per quanto ancora Mi sarà concesso vagare Senza meta né scopo, prima di Divenire polvere io stesso?
27/05/22
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È tutto lì il nodo gordiano della faccenda ma tanto a nessuno importa: non c’è più poesia (o forse non c’è mai stata) nell’aria, ma solo triste e nuda realtà (e scusate, grandi letterati e incensati pensatori, se uso endiadi banali, scontate e illeggibili). Sei un fallito, ci sei nato e ci morirai e persino le tue ceneri andranno ad accumularsi in quel bigio deserto in cui getti via sogni e speranze. Quella Geenna di fallimenti… E poi si stupiscono del mio truce sguardo… come potrei essere felice? Come potrei incenerirle tutte queste vane aspirazioni? Come potrei bruciarle sul nascere, per non vederle germogliare e crescere in rampicanti viticci dorati, prima che mettano le lunghe spine e sottili, e che si tingano di vermiglio sangue che suggono dalle vene pe poi sbocciare in quei fiori amaranto grondanti di fiele?
27/05/22
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Passano fuggevoli gli anni, Galoppa il destriero del tempo; Quante volte, orsù dimmi, Il carro lucente del sole Ha fatto la spola su e giù Per la lenta china celeste? Eppure tu, stanco Pateta, Sei ancora qui, che ti trascini Per la Landa di cenere e ossa. Cosa ti spinge, cosa cerchi, Oppure fuggi così alacremente?
25/05/22
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Come ci si sente A essere un puntino Nel vasto universo? Una stella tra infinite, Accanto a mostruosità Galattiche divora-materia? Come ti senti lì, nella cara Misera e umida valle, Al canto di grilli e rane Nelle sere di maggio, Accanto a ricchi potenti Ingordi di terra e denaro?
22/05/22
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No, i miei aggettivi Vanno a due a due. Perché, Uno è il cuore, Due le sensazioni, Tre le sorelle, Parche Della dannazione: Solitudine, Dolore, Fallimento. Se a voi non sta bene, Cercate altro, Cercatene altri migliori. Io rimarrò qui tra le Quattro pareti dell’Io.
18/05/22
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Tace la mia Musa, Persa per sempre Nel deserto caotico Chiamato Società. Credevo di trovarla Là, nella terra dei miti Leggende e grandi eroi; Invece, persino lei Si vergogna al vedere Un cuore eternamente Malato e fallito.
18/05/22
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È la scintilla, è sempre La scintilla che manca… Come si fa ad accenderla? Fosse facile, come il mare Calmo che di diamanti Sfavilla al sole mattutino, Ora sarei davvero inondato Da una marea d’amore.
17/05/22
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Qui sulla tua collina, Ares, Mio patrono, raccolgo La tua forza, dammi energia. Sulla nuda roccia dell’Areopago, Ai piedi della rupe di Atena, Attendo il vostro giudizio O empirei… non temo La vostra vendetta, temo Il vuoto che mi divora.
16/05/22
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Resto qui ancora un po’, A guardare placido il mare, Anche lui pensieroso, Mormoreggiante; a contare I granelli di sabbia Dei miei sogni in frantumi; Le orme noncuranti Di chi li calpesta e se ne va.
26/04/22
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Guarda il mare oggi com’è bello: Un immenso prato blu, calmo e Limpido baciato dal tiepido sole… Cosa c’è al di là dal mare, ai confini Dello scibile ove il mio cuore s’invola? Una terra di pace e luminosa grazia? Eppure, qui dalla rupe, se guardo All’abisso che ho lì sotto, famelico Maelstrom divoratore di sogni, Il mio cuore trema, l’ardore svilisce.
12/04/22
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No, tenetevi quel vostro tanto caro Pantheon dorato, lassù nell’empireo, Sancta Sanctorum di futili vanità. Io voglio essere come un forziere, Ricco di tesori ma oramai dimenticato; Essere come quel candido fior di loto Che nel fango nasce e sale nel Nirvana. Ma no, tenetevi anche Nirvana e paradiso Lasciatemi invece crogiolare nella melma: Ché nell’empireo troppi ce ne sono E persino di indegni. Quaggiù almeno Sono solo, nella mia singolarità.
10/04/22
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Cos’è che guardi con trasporto, Assente, bei capelli di fuoco? Quel tramonto che s’indora Al tuo sguardo? Io invece voglio Annegare la disperazione nel mare, Quel torbido vortice rancoroso.
08/04/22
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Ne ho visti come voi Nel mio cieco mondo, Nella landa cinerea In cui vago ramingo; Voi spegnitori di sogni, Denigratori di aspirazioni. Là, tra le nere macerie Di castelli in aria in rovina, Ci sono larve immonde, Che banchettano sulle Carcasse di sogni infranti, Di aborti d’aspirazioni Mai nate. Quelle viscide Creature brulicano, sapete? Si contorcono in un tripudio Festoso, un’orgia macabra Sui morti sogni altrui. Ma niente più aspirano E nulla più meritano, ahimè! Che crogiolarsi nel fango Del fallimento di cui si pascono. E allora, lancio un’occhiata Alla Luna Sanguigna, lassù: «Meglio tu, beffarda Luna, Che mi sfidi, di queste cose Vili e ignobili che strisciano E vivono, parassiti, degli altri».
07/04/22
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Dicono “ad astra per aspera” Ma è quasi più facile superare Quelle aspera, una passeggiata, Che evitare e sopportare i morsi Dei molti cani rognosi lungo Il sentiero, desiderosi di farti Cadere e banchettare famelici Sulle spoglie del tuo insuccesso.
07/04/22
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Brilla o fiammella, brilla, Splendi e divampa Fiamma della poesia, Veglia su di me che Innalzo i miei inni. Poco m’importa D’essere mediocre, Perché, finché brilli O bella fiammella, So d’aspirare all’empireo.
07/04/22
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No, tranquilli non scrivo per voi Aspri e aridi censori, vuote Marionette tronfie di successo. Anche i corvi dai rami denigrano Le vittime prossime a spirare e Che arrancano nella Landa. Bramosi del macabro banchetto, Se la ridono dei fallimenti altrui. Ma il Lupo Solitario non si cura Dei corvi, ben altre le sue sfide, Più grandi ostacoli l’attendono, Nell’eterna ricerca della sua Luna. Ella, è lassù, a portata di mano Eppure irraggiungibile e solo Può toccarla in una pozza di fango. No, non per voi: per me scrivo.
07/04/22
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Dov’è il mio cuore, il mio spirito? Mani e corpo vanno avanti, ciechi, Come automi in marcia verso il fronte Ma la mente brama carta e penna… Là però si scontra alla fortezza della Fama: le alte mura dei “grandi numeri”, Dei maestri e dotti boriosi; mentre io Rimango qui impantanato nel fossato Melmoso e mortifero della mediocrità. Sono un Pateta della domenica, certo, Ma così morrò: ai piedi della rupe, La dorata vetta negli occhi, la mano Protesa a raggiungerla, tutto infangato… Lo preferisco, o acidi censori, voi biechi Umiliatori dell’altrui fatica. No, tenetevi I vostri emolumenti, io mi tengo la mia Mediocrità.
06/04/22
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O Icaro, tu che fino Al Sole volasti e Ne fosti bruciato… Io ho cercato invece Di raggiungere la Luna Ma il suo gelo letale M’ha congelato e ora I miei pezzi giacciono Qui assieme al mio Cuore in frantumi.
06/04/22
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Quanto vorrei tutti i giorni Fossero come questo: Il tepore del sole che rinfresca Il cuore, acque calme E mormoranti come languide Amanti, il verde smagliante Di prati sconfinati carezzati Dal lieve venticello… Quanto vorrei una primavera Eterna che rinsaldi i cuori Di tutto il mondo, E che tutti i cuori palpitino All’unisono, al ritmo della pace: Un inno dei cuori del mondo.
25/03/22
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A volte basta uno sguardo Per capire una persona A volte non basta una vita Per comprendere la sua vita. La mia vita è così semplice Che nessuno si degnerà mai Di volerla comprendere.
25/03/22
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Almeno oggi l’ho messo da parte Quel male che è in me… ora è lì Che ribolle nel suo calderone Mentre io, placido, contemplo L’orizzonte, sotto un cielo d’opale, Il mare, calmo e scintillante zaffiro. La bruma, quella, è ormai lontana E tinge d’indaco l’estremo confine Tra il cielo e il mare del mio cuore.
24/03/22
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Chi cova la sua serpe in seno Finisce coll’asfissiarsi Col proprio stesso fiele, Al meglio delle ipotesi, Nel peggiore dei casi invece Avvelena tutto intorno a sé.
20/03/22
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L’Universo insegna, che non importa quanto tu sia ricco, famoso o potente, alla fine qualche catastrofe, qualche cataclisma, una qualche fatalità ribalterà il tavolo da gioco e rimescolerà tutte le carte in ballo. Essere un esecrabile fallito, asociale e depresso da una vita intera, ad esempio, può risultare un buon salvagente che ti tenga a galla durante la piaga del lock-down, nel diluvio pandemico-universale.
15/03/22
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Sto qui all’addiaccio mattutino, Sotto un cielo madreperla che Stenta anche lui a svegliarsi, a Tergersi l’occhio lucente d’opale. Sto qui, a osservare il mare, Il grande re dalle mille sfumature, Lo scuotitore della terra, oggi così Malaticcio, color del latte pallido. Sto qui, misero questuante ai piedi Del tempio degli dèi a contare Il numero dei miei pensieri che Il messo alato scorta agli inferi.
15/03/22
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Accumula, accumula pensieri Triste Pateta, finirai solo per Morire asfissiato dai tormenti. Seppellisci i fallimenti finché Puoi in quella fossa comune… Torneranno ad assalirti come Una mostruosità informe dai Mille corpi fusi e zanne ferine.
15/03/22
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Sole glorioso alla sera, Dopo un mattino uggioso, È la vittoria di una giornata Che si compie nel successo. Così dice il saggio leggendo I segni che la natura lascia. Allora, perché mi sento così Incompleto e un completo fallito?
09/03/22
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Questa nostra cruda società, che ci stiamo tanto sforzando, Minuziosamente, Di costruirci tutt’intorno a noi, Ci insegna che è facile, Perfino comodo cancellare Quel che ci risulta scomodo. Già ma quel che io ho scomodo Nella mia testa e che di cancellare Non mi riesco? E quel che vedo Nel mondo attorno a me, Doloroso e scomodo, come faccio A cancellarlo con una gomma, Vi compiacete di tacere le voci Di chi il coraggio ce l’ha di dire Ciò che pensa; a voi che credete Col bavaglio del vostro regime Di nascondere la verità al popolo, A voi dico: potete cancellare tutto Ma i sentimenti, gli strazi. I pianti, I fatti e la storia, quelli rimangono Indelebili nelle menti, nei cuori…
05/03/22
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Gli antichi ce lo insegnano: Le parole, se ben ispirate, Valgono conoscenza, libertà, Onore e persino il potere. Oggi per l’uomo semplice La parola vale meno di nulla E io, misero Pateta, sotto Le parole mi ci seppellisco.
05/03/22
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A cosa serve tutto ciò, A cosa porta tutto questo? Quando hai la bussola Del cuore rotta, ogni rotta Sembra quella giusta Ma poi, saprò accorgermi Del burrone che è lì davanti?
01/03/22
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Mi spiace, in una società del genere, Nel mondo che ci siamo costruiti, No, non credo a chi regala favori: Di Robin Hood ce ne fu solo uno E si dubita persino che fosse reale.
27/02/22
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No, non distoglierò lo sguardo… Tu puoi anche cambiare canale Come se la vita si spegnesse con un clic, La realtà invece non puoi cambiarla O sceglierla a tua bella convenienza: Io osserverò con attenzione invece, Con scrupolosità anatomica guarderò Ogni singola bomba, ogni civile caduto; E ascolterò, pianti di madri e bimbi Come fosse la più tragica delle musiche… Si, perché, se anche mi piange il cuore Spezzato, e vacilla la mente incredula e La rabbia ribolle feroce nel petto, Io voglio vedere! Voglio proprio vederlo, Fin dove si possano spingere la follia Dell’umanità e l’ego di un singolo.
26/02/22
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Approvo pienamente Il vostro pensiero di Pacifismo e fratellanza Ma ammettetelo, è facile E persino conveniente Inneggiare alla pace perfetta Quando la guerra Non infuria alla propria abitazione. Anche chi è costretto Al più chiuso e tetro dei rifugi Penso vorrebbe cantare Alla pace nel mondo. E invece, per loro, l’unico Canto è quello dei pianti e Lamenti accompagnati Dalle melodie di sirene e Bombardamenti scellerati.
25/02/22
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Dove siete tutti, Donne e uomini di pensiero? Il canto di sirene e bombe Spegne forse l’animo Dell’intelletto e della ragione? Dove sei tu ora? Brava sul Clima e sull’ambiente, Ma muta davanti all’irrazionalità Umana che mai stupisce e mai S’arresta incessante.
25/02/22
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Guarda le canne al vento, Che incessanti fremono E mormorano alla bruma Dell’alba nella valle che Le carezza, che le scuote. Così il mio cuore, a quel Gelido suo tocco lascivo, Lei la sovrana di questa Mia landa vuota, deserta.
22/02/22
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C’è una valle lunga E stretta e tenebrosa Nel mio gelido cuore. È la valle del Letha, Che lento e lieto scorre Verso il mare di anime. Quando la decrepita Campana, suona macabra Il suo lamento spezzato, Nel cuore della notte, Anche il mio cuore Sobbalza e incupisce: Un altro sogno è morto E giù fluisce nel corso Delle acque dei morti, Tra salici scheletrici, Sambuchi nodosi e gobbi, Fino al mare d’anime Dannate.
22/02/22
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Che succede Pateta, Sei forse cambiato? Quell’oscurità alla fine Ti ha forse inghiottito? Sai bene che non si Deve mai discutere Né trattare col male… Ma tu, misero inutile Mediocre paroliere, Hai cercato la via delle Tenebre insondabili. Ti ci sei perso, crogiolato E ora rimpiangi la luce?
22/02/22
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Ormai non trovo più Nemmeno le parole In questa nebbiosa Valle sperduta tra Salici scheletrici E monchi pioppi, Canne e sterpi Inceneriti e al vento, Che sempre ulula Il suo dolore nel Deserto di ossa E bigia cenere. Dove sei Musa…
20/02/22
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Feci un terribile sogno, una notte, O lo credetti tale, tant’era surreale. Mi trovai una notte di luna piena Vangando nel fitto buio della campagna. Tutto taceva, il mondo era immoto. Camminando seguii un lumicino Che intravedevo nelle tenebre Così giunsi a un quadrivio incrocio, Schiarito dalla misera luce d’una lanterna, E dall’occhio lunare, lassù, onniveggente.
Quand’ecco, nel silenzio, delle note Di una stramba melodia, stridente Cacofonia di suoni s’oltretomba, Indicibili al descrivere, insopportabili All’ascoltare. Allora vidi, dall’ombra Che tutto divora e cancella, pace del cuore, Emergere un solenne corteo in gran pompa. Vidi scheletri in armatura e con vessilli, Demoni truci e ombre festanti, Suonatori spettrali di melodie immonde, Suoni raccapriccianti e d’altri mondi. Portantine d’ossa e d’ebano funereo, Tendaggi viola e d’amaranto arabescati Trasportavano signori e dame infernali.
C’erano poi carreggi con coperture di pelle umana Che trasportavano chissà quali spezie, Chissà quali merci demoniache e blasfeme, Trainati da bestie inenarrabili. E là, in mezzo al tripudio infernale, Su un nero cavallo d’ossa, stava Lei: Una bellissima donna, tutta ignuda, Pelle alabastrina, d’oro i bei capelli Che in volute le coprivano il petto E in cortine il bel viso che chinava Elegantemente d’un lato. Quando giunse Poco distante da me, allora si volse lenta E vidi, quel volto che pudica nascondeva: Un teschio scarnificato di putridume In corruzione, vuote le orbite come pozzi Senza fondo verso altre dimensioni occulte, Di serpe la lingua che si dimenava Di vita propria, in una schiera di denti Ferini e aguzzi, come tanti coltelli.
Proprio in quel punto, fortunatamente, Mi risvegliai e d ero lì, in quello stesso Solitario quadrivio e sconosciuto, L’alba schiariva la mattina d’estate E moriva lenta la luna all’occaso. Inginocchio, tremante, tenevo la faccia Tra le mani a celare il terrore ma più Ad assicurarmi che fossi io in carne e ossa, Che fossi ancora tra i vivi e non uno spettro Come quelli che avevo or ora visto. A terra trovai un anello finemente Lavorato, di strana foggia e innaturale Bellezza, e una scritta vi vidi incisa: “Semper tuum, Proserpina regina”.
15/02/22
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Di là dalle nubi grigie, Plumbee, pesanti e Minacciose, c’è sempre Uno spiraglio di alba Dalla bocca di rosa, Un raggio caldo e Ristoratore, di pace Che ricolma il cuore.
11/02/22
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Una vita vuota, vanamente Vissuta sempre ai margini, Al bordo di questa società Incomprensibile e frenetica. Da un lato il caos umano, Vuoto nero abisso dall’altro, Nel mezzo, la sacra montagna Solitudine, da cui ergersi E scrutare impassibili l’intorno.
10/02/22
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Sotto gli occhi amorosi delle dee, Le due caste signore del mattino: Lei, la stella portatrice di luce, L’altra, l’alba dalle rosee guance; Mirando il loro risveglio in cielo, Là in fronte alla vallata del Letha Che dolce e lieta scende al mare, Il vecchio pellegrino se ne sta Appoggiato a una imponente Quercia, su una verde collina.
Ricorda il tempo in cui vagava Per i regni della terra e alti Innalzava inni e canti ai banchetti Dei potenti, alle corti festose. Una lacrima ne scese sul viso, A testimoniare quella realtà Che un dì fu e ora non più… Ora, una folata di vento Lo schiaffeggiò a rinvenire: Non più una verde prateria ma Quel deserto di bigia cenere.
Non una quercia ma un turpe Scheletro di resti carbonizzati, Contorti, spezzati e protesi In agonia al cielo… e il cielo, Una vasta distesa di nubi Nere, tempestose e vorticanti, Chiudevano lo spazio tutto, Fin dove occhio ne spingeva. Qualunque cosa avrebbe dato, Il buon vecchio Okrahm, Il Pateta delle lande, per poter Anche solo intravedere Lei, La stella mattutina e non Lei: Quell’orbita rossa, sanguigna, Ghignante e beffarda di tra le nubi, La Rossa Luna foriera di sventura.
10/02/22
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A lungo ho passeggiato Assieme ai grandi della Storia e con loro ho discusso Cose che il tacere è bello: Dante, Virgilio, Orazio, Alceo, Archiloco, Alcmane, Leopardi, Manzoni, Pascoli E altri molti, che non finirei… Ma ora che mi sono perso, Più nulla ne resta; E quella voce soave che Mi guidava nel buio, più Non l’odo nel vento furioso, Da quanto vago ramingo, Lacero nello spirito E nel corpo martoriato, In questa landa di cenere, Più non lo so.
07/02/22
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Se ci penso, no, non ho paura Degli assolutismi e despotismi Che vengono nascendo attorno, Come tanti funghi emergenti… Perché, tutti quei titani sopiti, Incatenati e dimenticati laggiù Nelle viscere tartaree, presto, Molto presto, si sveglieranno e Imperverseranno sulla terra. Allora, quando nulla ne resterà, Cosa reclameranno quei potenti: Asciutti greti di ciottoli e argilla; Miasmi cancerogeni e mortali, Pile e mucchi di cadaveri putridi, Foreste di nere macerie polverose? Su questo vorranno comandare Quel giorno?
07/02/22
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No, fate ve ne prego Ch’io non diventi mai Un grande… infatti Ho un brutto e grave Difetto: non sopporto, Anzi odio, chi si tiene Tanto stretto il trono, Chi ad oggi ancora Assurge incoronato, Chi opprime il popolo Col suo unico comando, Chi minaccia la pace E la stabilità tra nazioni, Chi porta avanti guerre Di fede e fanatismo.
06/02/22
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«O Musa, dove sei, Nell’ora più nera? Sento una voce Di qua dalla cortina Di nubi nere e vento Lamentoso, che dice “Apri, Okrahm, apri Le porte del tempio Al tuo canto, spandi Per la terra tutta Il triste lamento tuo”
O Musa, sei tu? È tua La voce che sento? Non posso, non posso No! Se aprissi le porte Del tempio di questo Giano bifronte, questo Idolo blasfemo che dimora Nel cuore mio dannato, Ne uscirebbero demoni, Mostri informi, Erinni Fameliche e deità senza nome…
O Musa, bella cara Musa, Come puoi chiedermi Questo? Se sei tu da eoni Distanti, dai mari del tempo E dello spazio a chiamarmi, Come puoi chiedermelo? E se, peggio ancora, non sei tu: Di chi allora questo richiamo Imperioso e dolce che sento, Al contempo irresistibile? E lassù, la Luna che mi fissa…»
06/02/22
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Cosa può un lettore, Un cultore di libri, Un amante della carta? Sono bravo, certo, A dar voce alla voce Scritta d’altri… Ma la mia, quella, Chi mai l’udrà?
06/02/22
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Caro giovane fratello, Che pizzichi le corde della musica, La poesia è toccare le corde Più profonde dell’anima Col plettro del cuore e uno spartito Di versi, in chiave d’emozione. Quanto vorrei riuscire a Far vibrare le tue di corde, Farti udire la melodia che saremmo Potuti essere assieme.
05/02/22
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Quando imparerò mai a trarre, Come Agricola, il senso della misura Dalla tanta filosofia da cui attingo? Io, che mi vanto d’esser nato A seguir vertute e canoscenza, eppur Finisco sempre a viver come bruto?
30/01/22
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Era scritto nell’Universo che Dei tre, uno a famiglia e amore, Uno ai soldi e al lavoro è votato, L’altro alla nullità e al pensiero… La legge di Natura da eoni Vuole che’l maggiore si parta; Nei branchi di lupi, il rinnegato Viene addirittura senza pianto scacciato. Ma io, per quanto Lupo Solitario Sono pur sempre umano, fallibile, Debole, e il mio cuore giace qui Tra i Sepolcri nella valle del Letha.
30/01/22
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C’è un senso d’attesa nell’aria Immota del primo mattino. Cantano allegri i cantori del cielo, Cinguettano lodi al sole che sorge; Freme tutta gialla, già a gennaio, La mimosa non trovando primavera. C’è un senso d’attesa in un giorno Nuovo che nasce, nella brina Di febbraio, sotto i tiepidi raggi Di un sole che va rinvigorendo, Nuova vita, nuovi germogli, Nuovi rampolli, nuovi amori, Nuove avventure, nuovi ritorni… C’è attesa nell’aria: cosa porterà Con sé la nuova, bella stagione?
30/01/22
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Che succede Musa? Il cuore, da eoni sopito, Ora freme, ora scalpita… No, non farò mai più Quegli stessi errori: L’Universo sa vendicarsi, Fin troppo bene sa Come schiacciare chi Non sa stare al suo posto.
18/01/22
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Non esistono porchette Buone o cattive, o meglio, Di buona c’è solamente Quella che si mangia… Le restanti concorrono Alla furbizia e al tornaconto Dell’italiano medio.
14/01/22
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Perdona se sono sfacciato: Tutte le belle donne così, Sono tutte impegnate, O sei forse l’eccezione? Domanda sciocca e scontata, Perdonami, del resto anch’io Sono impegnato: la signora Solitudine è una padrona Molto gelosa ed esigente… Non volermene, sei bella, Ma la mia padrona, crudele, Poi mi punirebbe inesorabile.
14/01/22
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Me lo sono riproposto, Al fine per il nuovo anno: Un pensiero al giorno che Pone il malumore attorno. Continuo a centellinare Pensieri e versi, odi e carmi, Tutti diversi e che nessuno ode… E pensare: a che pro una lode Per l’aver schiuso lo còre mì?
14/01/22
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Va bene, va sempre Tutto bene, normale… Persone incendiate, Persone stuprate, Persone assassinate, Persone minacciate, Persone annegate… Va tutto bene. È quando non Ci saranno più Di queste cose Che inizierò A preoccuparmi.
12/01/22
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Tutto segue una parabola Ce lo insegnava il Vero Uomo Per deserti, villaggi e monti; Ce lo spiegava il grande filosofo Studiando sotto un albero di melo. La vita stessa, del resto, niente è Se non una grande parabola. Così anche la poesia e miei versi Che in alto salgono e spandono Il loro lamento fino al cielo estremo Fin dentro al cuore degli angeli, E poi, lento s’arresta e per un attimo Sembra persistere… ma subito ricade Precipitosamente, a folle velocità S’infiamma, s’arroventa e giù, giù Si schianta, sconvolge mari e monti ma Non si ferma, si conficca nelle viscere Del mondo ctonio; in quel nero Ade Dove vagano le ombre di pensieri Che un dì furono e più non sono, Senza più una voce né più uno scopo.
11/01/22
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«Al fuoco sacro e purificatore Porto questi incensi e resine, Levatevi fumi profumati e lievi, Volate sull’ali dell’aere fino a lui». Recita solenne la Musa devota alla Poesia: Quel fuoco che mai si spegne E irradia lume nella mente e giù Fin nel cuore, anche il più tenebroso. «Segui questo mio sacro esotico aroma, Povero Pateta che nelle tenebre più Non odi il mio canto incessante che Verso per te in lamentosi versetti».
Forse davvero, in quella landa trista Di cenere bigia e d’ossa, quel lumicino Del fuoco può splendere come stella, Il sacro olezzo odorare più di mille rose. Ma laggiù la tenebra è pesante e a mille Di corpi contorti, di versi ritorti e morti Vengono gettati su alte pire blasfeme, Unite a danze macabre e riti orrendi… Là, ai piedi del Tempio della Follia, Null’altro giunge e ogni cosa concorre Alla nera Signora che tutto governa E alla Rossa Luna che ghigna compiaciuta.
11/01/22
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No, io non mi avvalgo Delle alchimie dei grandi. Gli intrugli tutti io prendo Dai miasmi del mio rancore, Li miscelo al fiele di sogni Morti, putrescenti e decantati (O era forse disincantati?) Poi prendo frammenti di false Speranze e vane gioie, li macino Senza sosta nel mortaio del Mio odio di pietra; fondo tutto Nella fornace del mio cuore e Ne ottengo un metallo nuovo: Nero più del nero dell’abisso, Freddo più del gelo siderale, Più duro del leggendario adamante. Di quel metallo ne ho ricavato un Idolo, L’ho riposto nel mio tempio e Lì, insieme a cori di Erinni E diavoli, vado maledicendo Questa società incomprensibile.
Tutti i sogni, tutti Anche i più futili, I più miserandi, Persino i biasimevoli, Hanno bisogno, Ora lo so, di un rifugio. Ecco perché Li vado accogliendo Nel mio tempio: Perché levando Carmi e canti, Odi e liriche, Versi strambi E cacofonici, Possano essi assurgere A un piano superiore, Un empireo dorato Di luce sublime e Memoria eterna. Ma loro muoiono… I miei sogni periscono, Si disfano in polvere E rimpinguano Il deserto là fuori Di cenere e ossa. Ecco perché innalzo A mille a mille, bianche Lapidi e tristi epitaffi.
09/01/22
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Se guardo indietro al lontano passato, Forse, forse vedo affinità con grandi Vati, figli delle loro epoche, rivoluzionari Della poesia e del tessere parole su carta… Ma io, in fin dei conti, chi sono io? Mai Stato figlio del mio tempo, fuori posto Ovunque mi provi a inquadrarmi. Se guardo All’oggi vedo: tutti poeti, artisti e pittori. Forse è vero, allora forse tutti possono? Per quanto mi riguarda, non me ne curo: Continuo, meticolosamente, a incidere Su bianche lastre di marmo, a imperitura Memoria, i miei pensieri lapidari, queste Auto-profezie di sventura martorianti. Ma chi mai verrà, in questo mio tempio Che vado erigendo, a commemorarmi? Solo uno stuolo di sogni irrealizzati, Come tante coefore questuanti in processione.
09/01/22
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A chi è in grado Con la sua arte Di smuovere le Profonde corde Dell’animo umano: Vi prego, usate Il vostro potere Sulla gente. Svegliate i sopiti Cuori indifferenti… Per quanto riguarda Me, misero poeta Vagabondo e mendico, Posso solo inginocchiarmi A questo altare e Accendere una semplice Candela contro l’oscurità Che avanza. Ma, ahimè! Se dovessi accendere Un lume per ogni Cuore nero come il mio, Questa sarebbe una foresta Di fiaccole e un bagliore Caldo nella fredda oscurità.
01/01/22
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Alla fine, si, emergi: Come un lercio pezzo Di legno marcio torni Felice a galla in questo Mare di miseria Chiamato Società. Ma quelli lassù, Cos’hanno fatto quelli Per meritarsi le Gloriose foreste dei giganti; Cosa ha posto gli dèi Nelle loro empiree E dorate dimore? No, a noi guerrieri Raminghi e stremati, A noi spetta la landa, Distesa di ceneri e ossa.
31/12/21
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Ah… la nebbia e la bruma Mattutine nella valle del Leta Che indorano alla nuova alba… La vita, la terra, la natura tutta, Sopita, attende il marzo ristoratore; E lassù, di tra gli alberi sul colle, Un raggio di sole fa capolino e Colpisce i miei occhi, m’ammicca Amichevole e così mi parla: «Poeta che scruti i segni del tempo, Astrologo delle Stagioni, Aruspice Moderno di una natura che cambia, Ecco che un anno stremato muore Che la mia pioggia dorata possa Portare pace e benessere a tutti». Così il Sole in tutta la sua gloriosa Maestà mentre va sorgendo e porta Vita alla natura, all’umanità… Ma, mi chiedo, all’umanità importa Tutto questo? Se ne accorge almeno? E io, allora, faccio come la bruma: Non me ne importa e svanisco Nella mia valle al sole che nasce.
31/12/21
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Si, sono prigioniero: Sciavo della stupidità Impostami dalla società, Avvinto dalle possenti catene Di oricalco del mio ego. Qui, dalle rupi caucasiche Ai confini della terra, Osservo questo pazzo mondo E mi rammarico del poco Che ho fatto per rendermi Partecipe dell’umanità, E mi sconforto del molto Che l’umanità dovrà fare Per salvarsi un dì dalla condanna.
30/12/21
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Sotto la fredda coltre Di neve dei miei pensieri Mi addormento letargico In trepida attesa della Tua bella stagione, Musa; Del tepore degli abbracci, Del vivo sole nei tuoi occhi, Della fonte d’acqua salvifica Ch’è nella tua voce limpida. Riporta la dolce primavera Nel mio cuore vernino, o Musa…
30/12/21
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Quando in casa brucia la cena Puoi sempre aprire la finestra Finché il fumo non esca tutto… Ma quando avremo intossicato Completamente questo mondo, Avremo forse una finestra da aprire?
10/11/19
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Al termine di un anno Sotto un sole pallido e Malato, me ne sto qui Seduto ai piedi d’una Quercia annosa e stanca Di vivere, come me… Ammantato di bruma e Di pensieri offuscato Ripercorro ciò che fu e Tento di carpire che sarà. Ma nulla ha più senso: L’umanità persevera Nella sua follia perenne; La natura, snaturata, Non è più la stessa; Quella Musa che per me Cantava e m’ispirava Or tace nel suo sonno Sempiterno. “Cosa volete, O numi, o potenze celesti, O voi antichi esseri di là Del tempo e dello spazio, Cosa volete che faccia, Perché tutto torni Come prima e ricominci A funzionare un po’ meglio?” Ma nel silenzio del meriggio Fosco e umido di fine Dicembre, dove persino Il gelo sembra essersi Stufato del suo tristo e Ingrato mestiere, tutto Tace, nulla risponde Alle accorate preghiere.
Intanto le ombre s’allungano, Cala il sole malaticcio e stremato, Muore ormai nel suo arco diurno. Muta con lui tutto il mondo: Quel che sta sopra sta sotto, Il mondo ctonio ora ne emerge. Prati e fiori, in cenere e ossa, Luce soffusa, in tenebra asfissiante. Intorno a me, li sento, si svegliano I demoni degli incubi notturni. Tutte le belve affilano le zanne Dei ricordi opprimenti; I mostri dei sogni infranti, Vagano in pena in cerca di prede.
Devo mettermi in marcia Perché dormire non si può Nella valle d’abisso dolorosa Di cenere e di ossa ove sono Confinato ormai da secoli. “Dove sei Musa? Mia Musa… Potesse anche solo un bisbiglio Della tua soave voce acquietare Lo stridore di questo silenzio… O bella Musa, dolce Musa Potesse un fugace barlume Dei tuoi splendidi occhi Fendere queste tenebre…” Ma nulla risponde ai lamenti Del mio cuore ramingo e solingo, Solo le mostruosità che vagano In questo oblio m’ascoltano E Lei, sempre Lei, la Luna Sanguigna che deride Maligna.
29/12/21
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O voi fratelli tutti Che vivete all’aperto E dormite all’addiaccio, Sotto cieli stellati, Sotto l’indifferenza Dei molti e lo sguardo Di chi passa e va… Cos’hanno fatto per voi Quei potenti tracotanti Che pensano di poter Comprare ogni cosa Ma che non sanno Oppure fingon non sapere Che la dignità umana Non si può acquistare Ma facilmente svendere… Io, qui seduto sotto una quercia, Nella fredda steppa del mio cuore Col pensiero volo a voi Guardando le innevate montagne All’orizzonte che si fanno di rosa All’alba che avanza. E penso: «Se il mondo fosse tutto Un po’ più rosa, forse non Ci sarebbero più guerre, Forse saremmo tutti più uguali, Forse non si piangerebbe più Per poter essere sé stessi».
19/12/21
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Sono stanco di questo Freddo e questa solitudine Nella steppa dove ramingo Vago accompagnato da anime Tormentate e rancorose. Sono stanco di ascoltare Le vostre vane parole, Stanco di assistere ai Tristi spettacoli Dell’esistenza umana. Dico a voi, potenti tutti Di questa terra dannata! Quando sarete sazi Del sangue di noi umili Mortali? Quante, ditemi, Quante persone devono Ancora morire in mare; Quante madri devono Versare lacrime amare; Quanti bambini devono Andarsene senza un futuro Perché vi sentiate Soddisfatti del vostro operato? Noi siamo qui, ai vostri piedi: In attesa, vigili, ma non supplici; Estenuati ma giammai arresi; Siamo qui, pronti a levarci In piedi e in marcia, straziati Ma non per questo esanimi; Siamo qui, pronti a gridare Tutto il nostro dolore.
17/12/21
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Persino oggi Il mare è calmo, Non vedi? Onde placide Carezzano gli scogli; Stormi d’uccelletti Svolazzano allegri; Un’alba dorata Bacia cielo, Mare e terra… Allora perché Torme di pensieri Infuriano nel Mio cuore in tempesta? Ondate di fiele S’abbattono Contro le ripide E nere scogliere Della mia Coscienza, Oscuri gorghi Ingoiano pezzi Della mia esistenza E ne rigettano fuori Le bigie ceneri. E sopra, lassù nel cielo Di tenebra, la Luna Rossa Di sangue avvolta, Sogghigna malefica.
14/12/21
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Alzate la voce! Alzatela, gridate forte… Giù dal fondo Nulla si sente Dagli ultimi spalti Di questa società Aristocratica sorda Alle voci degli umili. Alzate la voce! Alzatela fratelli miei Che il nostro mormorio Diventi il tumulto Di un fiume in piena, Che le nostre grida Diventino un vento Tempestoso di cambiamento. Alzatevi, alziamoci E gridiamo a viso alto Il nostro sdegno Per una società Di ricchi padroni.
12/12/21
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S’avvicina quel giorno in cui Le tenebre vincono la luce; Cadono lente le foglie dagli alberi, Sintomo di un clima che avanza… Intanto, alla flebile luce d’un Sole Morente, pallido e malato, eccole! Si schierano le armate d’oscuri pensieri, Assediano la fortezza della mia Coscienza. Dall’alto, dal cielo che vien facendosi Di nera pece, giunge il monito Della sanguigna Luna beffarda: «Quando il mondo sarà di tenebra L’umanità sarà dannata per sempre E forse nemmeno allora riconoscerà La sua follia!» E io, triste, ammetto La verità di quelle odiose parole E mi preparo all’assalto dei nemici.
12/12/21
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Tra il buio e il gelo Dei giorni più cupi Dell’anno quando il Sole Vien vinto dalle tenebre E tutto tace, tutto dorme In fervida attesa della vita Nuova e promessa che verrà; Nelle campagne buie e ventose S’accende un fuoco, un falò Tremolante spande la sua luce Minuscola e insignificante Tanto sfrontata contro quelle Implacabili tenebre là fuori. Così anch’io tengo accesa Questa flebile fiamma di agenda, Ogni pagina un tizzone, Ogni poesia un rametto, Ogni parola, virgola e punto, Faville che s’innalzano in cielo, Quella distesa cupa, gelida e vernina Dei miei pensieri qui dentro e Della cieca ipocrisia là fuori…
La tengo accesa, sai? questa Fiamma di Speranza, Questo fuoco sacro di divino Discernimento e saggezza Perché, un po’ di calore e luce È sempre ben accolto a chi Come me vaga per lande Vuote, fredde e desolate… Lo tengo acceso e vivace Il fuoco del tempio perché, Quando saremo in tanti Qui a scaldarci scambiandoci Parole che il tacere è bello Non saremo più soli e distanti Ma un unico popolo, Un’unica nazione, Un’unica civiltà. Volate faville dei miei versi Date un segno di speranza A chi nel freddo della steppa Cerca riparo e fraterno aiuto.
08/12/21
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O possente e marmoreo Conero! Che t’ergi immenso A fronte alta a fronte del Nero abisso in tempesta, Insegnami a resistere All’infuriare dell’intemperie, Al sopravanzare inesorabile Delle latebre sempiterne Delle oscure armate e feroci Di tristi pensieri che porto dentro.
07/12/21
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Ai novelli rai del sole, Di tra i nembi scuri E bassi all’orizzonte, S’alza la nera marea, Quella tumultuosa Ondata di foschi pensieri. Con l’oro negli occhi, Il nero giù al fondo Della scogliera candida E ripida, sotto una volta Di bigie nuvole semprerranti, L’eremita contempla Il crudo spettacolo Della vuota vastità Che porta nell’animo.
07/12/21
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Si, guardate, ammirate Affascinati ed estasiati Questo triste spettacolo! O voi ricchi e potenti Della terra, voi tutti Osservate dai vostri Palchi lussuosi la tragedia Di una natura che Lenta viene assassinata! Avete trasformato l’opera Più grandiosa e gratuita Che avessimo, in un Patetico spettacolo da baraccone… Ma verrà, verrà ve l’assicuro: Il giorno in cui, increduli, Avrete pagato per uno show Che ha per sempre chiuso I suoi battenti. E allora, Quel giorno, avrete la coscienza Di dire: «Cosa abbiamo fatto!»?
05/12/21
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Se provi disgusto, Imbarazzo, disagio, Tranquillo: è questo L’effetto che fa Il guardare nell’abisso, Rovesciarsi addosso La vile pattumiera Dei miei pensieri.
25/11/21
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Non te ne accorgerai, No, come potrai mai Rendertene conto? Come una goccia Di pioggia indisturbata, Cade sul monte ma Solo a valle diventa Una temibile piena; Così, solo ai posteri Sarà chiara la furia Di questi pensieri.
24/11/21
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Perché lo fai se tanto C’è già chi lo fa e meglio? È la maledizione dei grandi Numeri: che qualunque parola Sia già stata detta, scritta o Pensata; già infranti i desideri, Già sperimentati quei dolori. Questi versi sono già scaduti Prima ancora di vedere luce. Uno fra tanti che vale Meno di tutti, Tu sei.
23/11/21
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Lascerò che passino le piogge, Che la bruma inturgidisca i prati E rinverdiscano i pascoli dell’animo; Aspetterò qui sopito, tutte le foglie Dei miei ricordi sparse al vento, Alla terra tutte le mie soglie; Con ansia aspetterò quel caldo Timido raggio primaverile Che scaldi la linfa del mio cuore E mi risvegli alla novella stagione.
09/11/21
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No, queste poesie Non sono fatte Per essere rilette, Pomposamente declamate Davanti un pubblico; Ma per essere sepolte E poi dimenticate, Miseramente, In un cimitero Di pensieri ignoti. Metafora triste E pietosa d’una società Che tutto dimentica Ciò da cui dovrebbe Trarre moniti ed esperienza Per un futuro migliore.
08/11/21
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Guardo le foglie cadere: Miriadi di sogni sparsi al vento, Ricordi variopinti e multiformi Di una stagione che fu, Di una vita che più non verrà; Speranze e promesse Di un me che sarà.
07/11/21
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S’alza la bianca nebbia, Quel candido lieve manto Del grigio, vecchio autunno. Essa, lenta lambe e cancella I dolci colli dell’anima mia. E io, misero pellegrino, M’arrampico strenuo Pe’ gl’erti e solidi fianchi Delle Montagne della Vita. Da lassù voglio contemplare Quel latteo e fumoso mare Che cancella i miei peccati, Annega le laceranti pene, Offusca i rancorosi ricordi Quassù, fuggo matrigna Tristezza Cercando sorella Solitudine. Quassù, tra variopinte chiome, Ombrose e profonde vallecole, Ascolto il flebile canto della Musa, Che s’alza all’umido aere ottobrino E spande la funebre stagione. Tutto ha un suo corso, dice Quel carme nella lingua di Natura: Dal verde, al giallo, al marrone; Dal bocciolo, al fiore, allo sterpo; Da rigogliosa vita a humus, Tutto muta e tutto ha un suo tempo. Anche la primavera poi ritornerà.
07/11/21
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O bigie giornate d’autunno, Prendetemi tra le vostre braccia Brumose e stringetemi forte in un Madido abbraccio. Vi aspetto qui, Steso su di un letto di foglie Variopinte, sotto un tetto di rami Contorti e di stelle portatrici Di pioggia e venti inclementi. Fate che io dorma sogni lievi Di fresca e bianca rugiada, Sotto l’alba dalle guance rosee Che stende le sue languide dita tra Verdeggianti praterie di giunchi, Lì dove pascolano ancora i miei Floridi greggi di ricordi, speranze E aspirazioni… ma il pastore di sogni, Sotto il cielo che va arrossando, Mira le nuvole scure all’orizzonte; Bianche di neve le cime aspre e lontane Degli impedimenti, dell’inclemente Vita: L’inverno alla fine arriva e spazza Via ogni felicità e spensieratezza estiva; Tutto copre sotto la candida coltre, S’assopisce così il seme nel mio cuore E attende la promessa di primavera E il rifiorire di quelle lussureggianti E sterminate praterie dove pascolano I miei sogni.
24/10/21
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Sogna pastore sotto il cielo di fuoco, Sogna un mondo dove l’uomo È ancora figlio della natura, Non suo padrone, nemico o aguzzino. Sogna pastore baciato dalla luna piena, Sogna l’acqua che nutre la terra E non più nuoce l’umanità Per la sua vana e cieca superbia. Sogna pastore all’alba di madreperla, Sogna la florida madre terra Che nutre i tuoi magri armenti… Quanto ancora nutrirà l’avida umanità?
16/10/21
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«Povero pateta, oggi non leggi?» «Oggi guardo il cielo che piange Tutto il suo dolore sul mondo: Va sempre compatito chi Si sente più triste di te» «Da quanto tempo non guardi le stelle?» «Da troppo ormai non m’arridono, Interrogo il sole al nascere e al morire E tanto mi basta a prevedere le sorti. Del domani, poi, nemmeno mi curo».
06/10/21
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Abbiate paura di chi sbaglia sempre, E tutte le volte miseramente fallisce; Perché quando si accorgerà veramente Di tutto ciò che ha appreso, capovolgerà Il destino, svellerà gli ostacoli con lo sguardo, Rovescerà i prepotenti sul suo cammino. Questo almeno nella teoria, Nella cruda pratica, un fallito Resta sempre un fallito E un fallimento, un marchio A imperitura memoria Della propria condanna A schiavo del destino.
05/10/21
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Perché mai un cielo Mattutino, sì rosso, Lucente e glorioso, Preannunciar dovrebbe Un giorno di tempesta? Perché mai un visetto Così angelico, dolce E delicato sarebbe presagio Di cataclismi del cuore? Perché: se c’è luce a Est A Ovest s’addensa la tenebra; Così, agli occhi suoi fatati Un animo di pece contrapponi.
05/10/21
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Povero misero pateta Che tanto vuoi ergerti Sopra tutto e tutti, Ma poi ti spaventi, Tu stesso! della tua anima; Di quella nera agenda Che va corrompendosi Al posto tuo, riflesso Dei turbolenti pensieri, Specchio di desideri Irrealizzabili, ritratto Di un animo grigio.
03/10/21
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Se la vita fosse musica, Che melodia suonerebbe? Il coro di mille usignoli, Oppure lo stridore di artigli Sulla dura pietra del cuore? Se la vita fosse poesia Quali versi innalzerebbe? Il grido accorato del vecchio Lupo alla sua amata Luna O il fruscio di una foglia, Che lenta cade e lenta Muore?
28/09/21
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Cosa c’è da guardare tanto, Misero pateta in erba? È solo un mondo di nebbia… Una tela, ove la natura di deve Ancora tingere di nitide tinte, Una pagina bianca dove la vita È ancora tutta da scrivere. Così la tua agenda, E quelle tue poesie.
28/09/21
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Mi hanno parlato Di una terra magica, Di là dalle montagne, Oltre il mare e l’oceano. Là c’è una città incantata Dove i sogni si avverano E l’amore esiste persino Per quelli come me; Lì anche i falliti possono Realizzarsi, anche i prigionieri Dei propri limiti possono Liberarsi di catene inutili… La terra delle libertà.
16/09/21
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C’è chi accumula soldi Perché non ne ha mai abbastanza; C’è chi accumula morti Perché conosce solo la guerra; C’è chi distrugge arte e storia In nome della propria divinità; E poi c’è anche chi accatasta dolori, Delusioni e sofferenze perché, Non si sa mai, potrebbero Arrivare giorni di magra E un po’ di patimenti in più Fanno sempre comodo.
19/08/21
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Cavalcate l’onda del successo O voi sempre assetati di fama, Ma fate attenzione: quello è Un mare infido e burrascoso, Troppi ne ha inghiottiti Nei suoi marosi imprevedibili. Il successo è un cavallo indomabile, Che prima di fa cavalcare E poi ti sbalza via e ti calpesta. No, è implacabile la campana Del Gion, che risuona profonda Ricordandoci che tutte le cose Sono impermanenti al mondo: Il ricco come il potente, L’affascinante e il talentuoso, Prima o poi tutti cadono Senza alcuna distinzione, Né privilegio di sorta.
17/08/21
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Ti sarai accorto, Tu che leggi Che non parlo più D’Amore… Quell’Amore Che non c’è Eppur onnipresente; Che tutto può Ma che non ferma l’odio… Perché dovrei cantare Una così vile forza? Mostrati Amore Se ne hai coraggio, Oppure continua A deludermi: è L’unica cosa Che sai fare meglio.
17/08/21
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No, non è mai tardi Per rimpiangere il passato. Anch’io, appena scritte, Rimpiango queste parole… Oh! Triste umanità, Nata per vivere il presente Fuggevole e sognare il futuro Ingannevole e ripudiare il passato Disonorevole, odioso e infamante.
16/08/21
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Chi rincorre il lieto fine Non farà mai la cosa giusta Ma chi cerca solo il peggio E la dannazione, cos’altro Se non l’autodistruzione Potrà mai ottenere per sé?
15/08/21
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Prendi il dolore e fanne tesoro, Metti il tuo male in quello che fai E così un giorno diverrai leggenda. Ma io, ho preso tutte le mie pene, Fino all’ultima stilla del mio veleno, L’ho raccolte, le ho plasmate con cura, E ne ho fatto un idolo oscuro: Questo fa di me un dannato, Un eretico della fede del cuore.
15/08/21
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Che ti è successo Triste cavaliere nero, Ramingo araldo del Lupo, Che vaghi nella steppa In cerca della Luna? Non senti più la mia voce? Non segui più il mio canto? Hai dimenticato la tua Musa? Per troppo tempo hai calcato Le orme sulla cenere d’ossa Della landa di sogni infranti; Troppo ti sei ammantato Della fosca fuliggine che aleggia In questo vuoto mondo! E ora, a quali demoni hai votato Il tuo cuore, quali macabri Idoli vai adorando sotto il consiglio Della Luna Sanguigna e infausta?
08/08/21
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Io sono il cavaliere Di nero ammantato Che incede per la landa Portando con sé le tenebre. Araldo della notte dell’anima, Messaggero di sogni infausti, Avanzo al fianco della Notte, Nera signora dell’oblio. Non valgon le stelle, lassù, Vane guide dell’animo umano… Qui nel regno di latebre, Dove tutto muore, sfinito, Nell’eterno fallimento, Quel loro argenteo luccichio È come un’incisione dorata, Coperta di muffa e ruggine Su una stele funebre, Diroccata e ormai dimenticata.
08/08/21
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No, io non rappresento nessuno, Io rappresento solo me stesso; Io parlo per quelle nuvole in cielo Che paiono mari incandescenti nell’empireo; La volta di una gloriosa cattedrale Affrescata nelle tinte cangianti del tramonto. Infine passa; s’alza il vento; si stende l’ombra; S’offusca il cielo e si tingono le nuvole Del cinereo colore della notte. Così anche l’animo mio.
01/08/21
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«Andate e realizzate il disegno»? Quale disegno? Voi dipingete il vostro corpo Con trame esotiche e seducenti, Io affresco questo mio tempio Di scene infernali e apocalittiche. Spargete la parola e scacciate demoni Ma io cosa ho fatto? Ho vagato, si, nella landa cinerea Ho levato il mio lamentoso canto Ma i demoni mi hanno seguito E a quest’altare profano, ora, Consacrano con me questi versi, Dannati.
11/07/21
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Là a quelle chiare e freschissime Acque mormoreggianti e indomite, Tra ombrose e ripide rupi ai piedi Del pilastro della terra aprutina, Là io vidi una ninfa, spirito dei boschi. Suspiria si chiamava perché sempre Dei canti della natura mormorava, E dell’acqua scrosciante sospirava. Lei di altre vite passate sussurrava: Io, fuggivo dal mio passato non vissuto… Dove sei bella ninfa? Dove sei Suspiria? Sei svanita come questo mondo Che pian piano si scolora e traspare E non è più lo stesso ch’era ieri? Sei svanita in quei tuoi sospiri Come queste pagine sparse al vento Dei miei folli pensieri? Dove sei Suspiria?
05/07/21
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Devo pur posare gli occhi Da qualche parte… Non è colpa mia se il mio Sguardo è di fuoco E incenerisce ciò che tocca. Anzi, è colpa mia Ma proprio non me ne curo.
20/06/21
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L’umanità è capace di grandi cose Ma si macchia facilmente di atroci sofferenze. Sul piatto della bilancia ci sono: La realizzazione di un’unica civiltà Di pace e prosperità e uguaglianza per tutti; Sull’altro la distruzione completa, L’estinzione dell’umanità e ferite per la Terra. Nel mezzo, forse peggio, la supremazia di uno, La servitù di molti e tante guerre comunque.
16/06/21
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Siamo tutti come Dei cristalli sfaccettati. Se non ti piaccio È perché hai visto solo Le mie facce peggiori… Quelle più belle le tengo Ben nascoste e le mostro Di rado a chi merita.
15/06/21
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Oh Italia, Italia… Italia dei castelli e delle marche, Italia delle poltrone e delle bandiere; Italia delle fazioni e delle guerre, Italia dei marchi e dei partiti; Italia dei monarchi e dei papi, Italia dei populismi e dei nazionalismi… Cambiano i tempi, Cambiano le genti e Cambiano i costumi Ma tu, cara Italia, Sei sempre Italia.
13/06/21
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Cantate angeli, cantate tutti, Il lamentoso requiem Per l’anima mia, defunta e dannata. Suonate angeli e anche voi santi Le squille dorate Per il cuore immerso nelle tenebre. Oh cantate angeli, vi prego cantate Perché fin quaggiù La vostra voce di cristallo non giunge, Voi tutti santi cantate vi prego Perché di luce non ce n’è, Nella valle tenebrosa in cui vago.
13/06/21
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L’unica cosa che m’attira il cuore È una semplice finestra aperta: Datemi uno specchio di cielo terso, Datemi lembi di verde e oro al vento, Stradine che s’inerpicano per i monti, Selve e macchie che stormiscono Alla dolce brezza mattutina d’estate… E io, allora, più che in paradiso!
13/06/21
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Ma se avessi due voci dentro, Una che piange e pietosa Si strugge dal dolore E l’altra rabbiosa, stridente, Che urla e strepita e impreca? Cosa pensereste dei me? Come potrei salvarmi?
13/06/21
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Siamo tutti fortunati nella vita Perché possiamo godere Della vista di questo mondo. Non mie queste parole ma Voglio ricordarle, stamparle A fuoco vivo sull’ardesia fredda E lucida del mio nero cuore. Perché rimanga come testimonianza Che la speranza di vita alberga Anche nel più arido dei deserti.
13/06/21
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Ci si guadagna con tutto questo? Non lo so, di certo non ci si perde Perché, nonostante tutti i propositi Buoni con cui nascono queste poesie, Il male che dovrebbero gettare via Rinasce e s’accresce come una cascata Che cerco di prosciugare a secchiate.
13/06/21
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Quando finalmente l’umanità Tutta si sveglierà e abbandonerà Le armi, aprirà frontiere e Abolirà disuguaglianze, allora Finalmente comincerà un’era nuova. Un’era di pace e prosperità per Tutti i popoli che saranno allora Come veri fratelli. No, credimi, Non è una profezia degli antichi Ma una promessa dei tempi di oggi. Solo l’uomo è ostacolo a sé stesso.
11/06/21
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Guardate, è davvero meglio Morire da stupido coscienzioso Che vivere da italiano stupido… Sono antipatriottico, dite? Oh no, lungi da me… Io amo l’Italia, morirei per l’Italia, Ma non è colpa mia Se l’Italia morì con la monarchia. Forse no, forse più tardi: Rantolò, si affannò e tra bombe E tumulti emise gli ultimi respiri; E noi, le demmo il colpo di grazia. Vedete? Ora non c’è nulla per cui Morire, dunque se muoio Non sarà poi male.
08/06/21
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C’è un’antica melodia Che risuona nell’aria E permea ogni cosa, In questa grama esistenza. Non la senti? No, certo Solo noi la udiamo, noi Disperati fallimenti viventi… Questo lamento funebre È dai tempi di Orfeo, Di Prometeo e Crono, Che si leva nell’aria e Si carica di muto dolore E per noi inneggia a un Riposo senza pace.
03/06/21
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Quanti siamo noi amanti Disperati di amori mai nati? Tanti, troppi, una moltitudine, Un’armata di guerrieri erranti. Un giorno, che alto si leverà Il vessillo del Dolore e per Tutte le contrade risuonerà Il segnale della Disperazione, Tutti marceremo fianco a fianco, Un solo corpo, una sola voce Contro le false e vane gioie Di questa illusa società.
03/06/21
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No, non compatirmi, Non ho bisogno di amici: Solo di agende ho bisogno. Loro in silenzio e pazienti Bevono tutta la mia pazzia, Mi ascoltano e alla fine, Resteranno come tante Bianche lapidi di ricordi Defunti.
07/06/21
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Pare che qualche flebile Filo di poesia scorra Ancora strenuo nelle vene. Quando sarà morta La seppellirò sotto la coltre Di queste candide pagine, Macchiate dei miei pensieri.
27/05/21
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Voglio una vita che sia così: Una lunga strada dritta, verso L’occaso, verso le montagne, Che affianca il sinuoso corso del Mormoreggiante Vivo Leta*. Questa è la strada della vita, Questo il misterioso corso dell’Età.
25/05/21
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Come stai? Hai trovato la felicità? Hai ottenuto ciò che volevi? Io si… anch’io sono felice. Qui ho tutto quello che mi serve, Tutta l’oscurità che il mio cuore Brama famelico.
20/05/21
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Cosa cerchi tortorella? Cosa spii chinando di Sbieco l’occhio curioso, Cosa guardi tortorella? Cosa ti porta alla mia Finestra? Non hai mai Visto un marchiato Dall’amore avvelenato?
20/05/21
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Io non fuggo per amore, Io fuggo DALL’Amore. Perché l’Amore in cui tanto Credevo e ingenuamente Cantavo, quella musa che Guidava i miei sogni e questi Versi striminziti, quella dea S’è mutata in un mostro, Un’orrenda creatura fatta di Serpi e scorpioni, irta di spine, Lunghi tentacoli e artigli feroci. E io, che di demoni ne ho Fin troppi, non posso far altro Che scappare.
19/05/21
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Non è un diamante Il mio, che ho nel cuore, Ma un freddo e nero Blocco di ossidiana dai Riflessi vermigli di sangue. Se ci guardo dentro Vedo mondi distrutti e Volti di disperazione, Vedo futuri di oblio.
15/05/21
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È nell’ora più oscura, In cui tutto sembra Perduto e inutile Ogni tuo più grande sforzo, – Che arriva il salvifico Raggio di luce a Fugare le tenebre E a infiammare speranza?, Dirai, no – è allora Che tutti i demoni S’alzano da millenario Riposo e vagano famelici In cerca di povere anime Infelici e condannate.
13/05/21
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Tu, piccola e banale agenda, Sei stata scelta quale messale Dei miei macabri riti, queste Offerte all’ignoto idolo che nel Buio attende la rinascita e mi Richiede frammenti di anima.
13/05/21
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Ecco prendi, oscuro idolo Che dimori nel mio tempio; Ecco, io ti offro tutti i miei Dolori, tutte le mie disperazioni Io ti porto in pasto… banchetta pure, Che la tua fiamma nera divampi E crepitando s’accresca e si sparga Nel mondo! Corri! Brucia! Che Questa ecatombe in tuo onore Sia un anatema per questa Società!
12/05/21
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Sento la tua voce, o soave Musa, La sento… pensavo m’avessi abbandonato E invece, ecco ti sento ancora. Ma ora C’è questo richiamo nell’aria che mi attira a sé; Esso levava il suo grido tanto da coprire Quel tuo dolce canto. E tu, mia Musa Tanto t’adopri a ricondurmi a te e levi Più alte le note che smuovevano il mio cuore. Ma ora io appartengo a quel idolo che giace Nel buio pozzo del mio animo e tutto Tutto ingoia il mio essere, ogni mio Pensiero, ogni frammento di felicità.
12/05/21
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Ecco che ritorna quella voce, Quel lamento che sento nelle latebre. Io lo credevo il canto di quella ninfa Quella Musa che dimora nei prati del cuore… Ora invece so, ora invece comprendo Quanto fossi lontano dalla verità. Seguitemi lungo il cammino nella Landa di cenere e ossa e anche voi Vedrete, così anche voi capirete chi o Cosa mi chiama dall’oscurità Del pozzo del mio cuore. Non temete, Per voi non c’è pericolo, solo per me Che ho sacrificato l’anima mia A quelle stigee viscere e infernali.
12/05/21
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Ora lo so, lo so per certo: Le mie poesie non hanno nome Ma queste agende hanno un titolo. Ognuna di esse è un annuario, Un registro della mia anima E io, come un meticoloso scriba, Fedele notaio, tutto censisco: Ogni minimo mutamento, Ogni lieve e flebile lamento Ogni stridente e doloroso tormento. Tutto per il mio padrone, Il mio oscuro e terribile padrone.
12/05/21
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